Progettazione

KARTELL: la cultura della plastica raccontata in un libro.

KARTELL: la cultura della plastica raccontata in un libro.

I libri nascono per raccogliere le storie e per far sì che esse diventino patrimonio di tanti. A volte queste storie raccontano di piccole e grandi rivoluzioni che cambiano il modo di pensare o di rapportarsi che gli uomini hanno con i loro protagonisti o con le materie di cui in esse si parla. E altre volte queste piccole grandi storie ti toccano da vicino ed è un piacere poterle rivivere grazie alla carta stampata.

Protagonista della storia che oggi vi vogliamo segnalare è uno dei nostri brand più rappresentativi: Kartell, azienda italiana fondata nel 1949 e famosa in tutto il mondo per aver diffuso la passione per le suppellettili e l’arredamento in plastica. La sua avventura imprenditoriale viene ora celebrata grazie a un libro di 400 pagine, Kartell. La cultura della plastica, edito da Taschen, casa editrice tedesca che ha scelto di dedicare uno dei titoli del suo prestigioso catalogo all’azienda di Noviglio (MI), persuasa che la sua biografia sia prima di tutto una storia di cultura: ovvero di come a partire da un materiale povero si possano realizzare prodotti innovativi, nella forma e nelle tecniche di stampaggio, di alta gamma, rivoluzionari nella concezione e nella produzione, tanto da segnare la storia del design contemporaneo in modo comprensibile e accessibile anche al grande pubblico.

La recente monografia copre l’intera storia dell’azienda, procedendo decennio dopo decennio ed esplorando tutti gli aspetti del suo sviluppo sia tecnologico che sociale. L’intuizione del fondatore Giulio Castelli – un ingegnere chimico laureatosi con il premio Nobel Giulio Natta – fu quella di credere nel potenziale creativo della plastica, un materiale le cui applicazioni fino ad allora erano state solo relativamente esplorate. Dapprima autoaccessori, in seguito casalinghi, articoli da laboratorio, lampade e oggetti d’arredamento, tutti prodotti realizzati con una filosofia operativa ben chiara, sintetizzata nelle parole del fondatore stesso: “Il pubblico è disposto ad apprezzare nuove forme per le macchine che assolvono nuove funzioni, ma quando si tratta di oggetti che hanno millenni di tradizione, come un cucchiaio o una sedia, non è facile rendere accetti aspetti nuovi di cose antiche. Se l’uomo ha paura del nuovo, diamogli qualcosa di ancora più nuovo”. Dare al pubblico qualcosa di ancora più nuovo è tutt’oggi la missione del brand.

L’avventura di Kartell nel design domestico inizia con la prima collaborazione con Gino Colombini, che con la sua “Tinozza in plastica” vinse il Compasso d’Oro nel 1957, l’ambito premio nato da un’idea di Gio Ponti. Nella case italiane del secondo dopoguerra i tradizionali attrezzi di legno e di metallo vengono sostituiti da nuovi utensili di plastica: una famiglia di casalinghi – secchi, catini, tinozze – a basso costo e colorati, che disegnano un nuovo paesaggio domestico. Oltre a Colombini, la produzione di Kartell tra gli anni ’50 e ’60 è firmata da nomi quali Gae Aulenti, i fratelli Castiglioni, Joe Colombo, Giotto Stoppino e Anna Castelli Ferrieri.

Nel 1988 Claudio Luti, ex manager di Versace e genero di Castelli, assume il controllo dell’azienda, allarga la rosa dei collaboratori e chiama a lavorare designer internazionali talentuosi e affermati, “cambiando pelle” alla plastica e riuscendo a renderla vellutata e brillante, grazie anche all’ampliamento della cartella colori con nuove sfumature di tendenza e introducendo – in particolare con le creazioni di Philippe Starck – la trasparenza. Contemporaneamente inaugura una politica distributiva inedita nel settore del design, aprendo in Italia e all’estero negozi monomarca per rendere ancora più fruibili i suoi prodotti al grande pubblico e divenendo un vero e proprio simbolo del successo del made in Italy nel mondo, grazie anche alla collaborazione con Ferruccio Laviani, responsabile dell’immagine del marchio e autore delle vetrine e degli allestimenti.

Proseguendo quindi in un percorso delineato fin dal principio, dai progetti storici ai successi più recenti come le sedie Ghost di Starck stesso o la libreria Bookworm di Ron Arad, Kartell ha costantemente scelto di lavorare con i migliori designer, reinventando incessantemente la plastica come materiale di qualità per il futuro. La monografia – a cura di Hans Werner Holzwarth (pp. 400, versione multilingue, 49.99 euro) –, insieme ai contributi di storici, architetti, designer e responsabili di produzione e, chiaramente, a un importante corredo iconografico, contiene anche un’intervista speciale a Claudio Luti che ne arricchisce ulteriormente il contenuto. “Realizzare un libro sulla propria azienda vuol dire prendere in mano la storia. Significa recuperare e riordinare le testimonianze, esplorare i propri archivi”, dichiara Luti stesso, “è molto più che concepire un libro di design: raccontare Kartell vuol dire, infatti, parlare di una famiglia, di una città e dell’idea pioneristica che scoprì, grazie a un nuovo materiale, la cultura della plastica”.